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Il vino è Musica

Il Vino come la Musica è universale…

La vite come un rigo musicale, che scandisce il tempo, il ritmo di una musica che caratterizza i nostri territori, li valorizza e li disegna, i suoi grappoli spargoli, come note singole, o i più abbondanti, come accordi complessi, melodie della terra, interpretati e arrangiati dalle sapienti mani dell’uomo

vigneti

Sì, Musica, e con la emme maiuscola. Come dalla sua definizione, una scienza in grado di organizzare, armonizzare suoni, ritmi e silenzi nel tempo e nello spazio, l’antica arte delle Muse, relativa a qualcosa di straordinariamente perfetto. Ritmi e silenzi nel tempo e nello spazio…

La vite, una pianta, meglio una liana, che come la musica non nasce e non cresce da sola. Ha bisogno di uno strumento, di un sostegno a cui avvolgersi, liberamente interpretata dalla natura oppure da tralicci e filari, sapientemente creati dall’uomo.

rosa

Osservare, infatti, un territorio vitato è come osservare pagine e pagine di una partitura musicale, ogni rigo accompagnato dalla sua chiave di violino, la pianta di una rosa, emblema della salute della vite. Una partitura che ogni anno parzialmente sivigneto-inverno-tralci-filari-vite-750-by-matteo-giusti-agronotizie riscrive, e, a seconda delle stagioni, dapprima in bianco, dopo la  sua potatura, rinasce, con il suo pianto, con un vagito che diviene flebile canto e poi perfetta sinfonia al momento della vendemmia.

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Musica già scritta sul pentagramma della vite, con i suoi grappoli a descriverne le note, accompagnata dalle sagge mani del vignaiolo al fine di trovare gli accordi migliori, quelli più adatti al territorio, al microclima e alle stagioni.

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Papà…e la sua pizza!

“Massimo, prendimi la farina!”, “Massimo, prendimi il sale”, “Massimo, accendi il forno”…sin da piccolo ero affascinato nel seguire l’alchimia della preparazione dei pranzi e delle cene nelle giornate di festa a casa, ma non potendo collaborare come avrei voluto, mi limitavo a seguire alla lettera le istruzioni impartite…

Sì, perché durante la settimana, ammetto, che si mangiava “normalmente” e leggero, bistecchina e insalata, uova strapazzate, poca pasta e, al più ogni tanto, una bella frittatona oppure omelette…ma la domenica mio padre, che durante la settimana usciva di casa per recarsi al lavoro prima ancora che ci alzassimo io e mia sorella per andare a scuola, preso quasi da un istinto maniacale, si metteva ai fornelli e monopolizzava la cucina. Ricordo che mia madre dapprima tentava di dissuaderlo e poi di stargli dietro, soprattutto per evitare che sporcasse ogni pensile, ogni utensile e ogni barattolo, e infine, rassegnata (a volte questo era il pretesto per la litigata domenicale), se ne andava abbandonando il campo di battaglia, la sua cucina, in balìa di mio padre e delle sue ricette (mia madre, come molte madri, era fissata per la pulizia domestica).

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