La vite come un rigo musicale, che scandisce il tempo, il ritmo di una musica che caratterizza i nostri territori, li valorizza e li disegna, i suoi grappoli spargoli, come note singole, o i più abbondanti, come accordi complessi, melodie della terra, interpretati e arrangiati dalle sapienti mani dell’uomo

Sì, Musica, e con la emme maiuscola. Come dalla sua definizione, una scienza in grado di organizzare, armonizzare suoni, ritmi e silenzi nel tempo e nello spazio, l’antica arte delle Muse, relativa a qualcosa di straordinariamente perfetto. Ritmi e silenzi nel tempo e nello spazio…
La vite, una pianta, meglio una liana, che come la musica non nasce e non cresce da sola. Ha bisogno di uno strumento, di un sostegno a cui avvolgersi, liberamente interpretata dalla natura oppure da tralicci e filari, sapientemente creati dall’uomo.

Osservare, infatti, un territorio vitato è come osservare pagine e pagine di una partitura musicale, ogni rigo accompagnato dalla sua chiave di violino, la pianta di una rosa, emblema della salute della vite. Una partitura che ogni anno parzialmente si
riscrive, e, a seconda delle stagioni, dapprima in bianco, dopo la sua potatura, rinasce, con il suo pianto, con un vagito che diviene flebile canto e poi perfetta sinfonia al momento della vendemmia.

Musica già scritta sul pentagramma della vite, con i suoi grappoli a descriverne le note, accompagnata dalle sagge mani del vignaiolo al fine di trovare gli accordi migliori, quelli più adatti al territorio, al microclima e alle stagioni.