Amore e Loghetto

un vino fuori dall’ordinario…

La prima volta non si scorda mai, così si dice in amore.

Ma anche la prima volta che si degusta qualcosa di straordinario rimane inevitabilmente nel cuore e nell’anima.

1001_agnes_scritta_legno

Straordinario come il Loghetto, un vino che, come ci confessano i produttori, i fratelli Sergio e Cristiano Agnes di Rovescala, nasce da un vitigno secolare, piantato dai loro bisnonni nei primi del 1900, utilizzando perlopiù la Bonarda Pignola, un’uva particolare, una Croatina in questo biotipo, anche rara da trovarsi ormai qui in Oltrepò, caratterizzata da grappoli spargoli, con acini poco numerosi, che ricordano, nella forma e nel nome, una pigna, acini irregolari che vengono portati a maturazione, anzi surmaturazione, direttamente sulla pianta, effettuando a mano, alla loro completa maturazione, una pinzatura del raspo principale (si vede nella foto il segno chiaro nel

Croatina Bonarda Pignola pinzatura

 cerchio rosso?), quello che porta linfa agli acini, permettendo così una maggior concentrazione e complessità aromatica delle uve.

Questo per poter creare un vino unico, privo di ogni denominazione, che non ha bisogno di effettuare dei passaggi in legno per aumentare la sua complessità aromatica. Poche migliaia di bottiglie di resa annua, per poterne garantire una qualità eccelsa.

loghetto 2013

Un vino prodotto, come una volta, in piccole vasche di cemento,loghetto 2013 vasche che consentono il mantenimento naturale delle basse temperature durante la fermentazione, iniziata rigorosamente da lieviti indigeni.

Il risultato?

Oltre ad invitarvi a far visita a questa azienda agricola (molti la definiscono l’Università della Bonarda) e a fare una piacevole conversazione con i gentili fratelli Agnes, assaggiando tutti i loro prodotti, vi invito a procurarvi quanto prima una bottiglia di Loghetto e degustarla con gli amici, ma anche davanti ad un buon libro o perfettamente soli con i vostri sogni e pensieri.

Sì, perché il Loghetto è un vino meditativoemozionante, di un colore rosso rubino molto intenso, che non consente alcuna trasparenza, ricco al naso e piacevolmente beverino.

Privo di vivacità in bottiglia (quindi esente da bollicine, ci tengo a sottolinearlo essendo la Bonarda quasi sempre associata a vini un po’ frizzanti), ancora il più che giusto e apprezzabile tannino per garantire freschezza e beva, un calore in bocca che ti avvolge e ti abbraccia, degno del suo elevato titolo alcolometrico volumico.

Ma a catturare e renderlo unico, è quel suo gusto particolare, ammandorlato fine, come recita la sua etichetta, quella nota in più, che suona come un piacevole invito a berne ancora.

Vi confesso che la prima bottiglia aperta a casa, acquistata per pura curiosità durante una visita guidata, mi ha piacevolmente indotto a berne più di metà in completa solitudine, e la sola cosa che mi ha impedito di finire la bottiglia, non è stata la mia già evidente ebbrezza, ma il solo senso di colpa, che mi avrebbe certamente pervaso, nel non permettere a Roberta, la mia compagna, di poterlo egualmente degustare.

Un vino che non puoi nascondere, lascia il segno del suo passaggio sulle tue labbra, sulla tua lingua (come i più blasonati Malbec d’oltre oceano), e perché no, anche nella tua anima!

Da quel giorno, acquistiamo il Loghetto abitualmente, ed è diventato il degno compagno di serate particolari, da quelle celebrative a quelle che necessitano di un sostegno per essere portate a termine degnamente e serenamente.

Per finire una chicca: nella etichetta sul retro della bottiglia, una poesia dei fratelli Agnes che voglio anticiparvi, oltre ad essere filosofi del vino anche poeti:

Loghetto Retro

Spero di vedervi quanto prima in compagnia di un Loghetto per condividere, con lui e con chi altro vogliate, le vostre più sincere emozioni.

Lascia un commento