“Massimo, prendimi la farina!”, “Massimo, prendimi il sale”, “Massimo, accendi il forno”…sin da piccolo ero affascinato nel seguire l’alchimia della preparazione dei pranzi e delle cene nelle giornate di festa a casa, ma non potendo collaborare come avrei voluto, mi limitavo a seguire alla lettera le istruzioni impartite…
Sì, perché durante la settimana, ammetto, che si mangiava “normalmente” e leggero, bistecchina e insalata, uova strapazzate, poca pasta e, al più ogni tanto, una bella frittatona oppure omelette…ma la domenica mio padre, che durante la settimana usciva di casa per recarsi al lavoro prima ancora che ci alzassimo io e mia sorella per andare a scuola, preso quasi da un istinto maniacale, si metteva ai fornelli e monopolizzava la cucina. Ricordo che mia madre dapprima tentava di dissuaderlo e poi di stargli dietro, soprattutto per evitare che sporcasse ogni pensile, ogni utensile e ogni barattolo, e infine, rassegnata (a volte questo era il pretesto per la litigata domenicale), se ne andava abbandonando il campo di battaglia, la sua cucina, in balìa di mio padre e delle sue ricette (mia madre, come molte madri, era fissata per la pulizia domestica).